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AiLENS 2026: Digitale e AI come priorità strategica per Italia ed Europa — tutto quello che è emerso al Politecnico di Milano

LENS 2026: Digitale e AI come priorità strategica per Italia ed Europa — tutto quello che è emerso al Politecnico di Milano

LENS è il nuovo evento annuale degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, dedicato alla trasformazione digitale e all’intelligenza artificiale. La prima edizione si è tenuta il 17 marzo 2026 a Palazzo Mezzanotte, Piazza degli Affari, Milano, organizzata insieme al Parlamento Europeo e alla Commissione Europea. Il titolo completo: Digitale e Intelligenza Artificiale: una priorità strategica per Italia ed Europa.

Ho partecipato alla sessione mattutina. Questo articolo raccoglie i principali dati, posizioni e spunti emersi — utile a chiunque voglia capire dove si trova davvero l’Europa sulla sovranità digitale e sull’AI.

Cos’è LENS e perché è diverso dagli altri eventi

LENS nasce come momento di sintesi annuale degli Osservatori Digital Innovation, attivi dal 1999 e composti da oltre 100 ricercatori che monitorano più di 60 temi di innovazione digitale. È il primo evento di questo tipo in 26 anni di storia degli Osservatori, pensato per mettere insieme ricerca empirica, manager d’impresa e istituzioni europee in un confronto diretto.

La presenza congiunta del Parlamento Europeo e della Commissione Europea non è casuale: il tema della sovranità tecnologica europea è diventato il centro del dibattito politico e industriale, e gli Osservatori vogliono essere un interlocutore credibile in questo contesto — anche attraverso l’apertura di un ufficio a Bruxelles.

I dati chiave sulla situazione digitale di Italia ed Europa

Questi sono i numeri più rilevanti presentati durante la mattina:

  • 80% del mercato cloud europeo (112 miliardi di euro) è nelle mani di operatori americani
  • 7 su 10 dei principali operatori di data center in Europa sono statunitensi
  • 53% della potenza energetica installata nei data center europei è concentrata in soli 10 operatori su 182 totali
  • 45% dei 25 miliardi di nuovi investimenti previsti in data center in Italia nei prossimi tre anni è guidato da 3 hyperscaler americani
  • 54% delle imprese europee ritiene che i cloud provider europei non siano tecnologicamente comparabili a quelli statunitensi
  • 30% è il take-up della fibra in Italia: solo 3 utenti su 10 con copertura FTTH attivano una connessione in fibra
  • 1,8% degli studenti del Politecnico di Milano si iscrive con l’intenzione di fondare una startup (10 volte meno di una università americana)
  • 15 milioni di italiani tra i 6 e i 66 anni non hanno competenze digitali di base
  • Meno di 1 impresa su 20 riesce a portare a casa un progetto AI con pieno successo operativo
  • 3x i fondi privati investiti in Italia su startup AI nel solo ultimo anno

 

Qual è la posizione dell’Europa sull’intelligenza artificiale?

Secondo i dati presentati dagli Osservatori, l’Europa si trova in una posizione paradossale: eccellente nella ricerca scientifica (tra i primi posti mondiali per pubblicazioni citate), ma debole nella capacità di trasformare quella ricerca in impresa, proprietà intellettuale e vantaggio competitivo.

Le principali criticità strutturali identificate sono tre:

  1. Dipendenza infrastrutturale — cloud, data center e connettività satellitare sono dominati da player extraeuropei. Non è un rischio futuro: è la situazione attuale.
  2. Frammentazione degli investimenti — i 200 miliardi di Invest AI e i 175 miliardi del nuovo programma quadro post-Horizon esistono, ma vengono dispersi in iniziative nazionali non coordinate. Il 90% degli investimenti europei sulle tecnologie quantistiche è stanziato dai singoli Stati anziché come comunità.
  3. Deficit di imprenditorialità tecnologica — la ricerca c’è, le startup no. Milano è quindicesima in Europa come città dell’innovazione. Gli incubatori italiani non riescono a essere competitivi a livello internazionale.

Cosa prevede l’AI Act e a che punto siamo

Brando Benifei, europarlamentare italiano e co-relatore dell’AI Act, ha aggiornato sullo stato del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale.

L’AI Act si articola su tre pilastri principali:

  • Divieti già in vigore: sorveglianza biometrica di massa, polizia predittiva assoluta basata su caratteristiche personali, sistemi di social scoring
  • Trasparenza (operativa a breve): obbligo di watermarking sui contenuti generati da AI, per rendere riconoscibili deepfake e contenuti sintetici
  • Regolazione degli usi ad alto rischio (medicina, giustizia, processi democratici): entrata in vigore posticipata per assenza di standard tecnici completati

 

È in corso un aggiustamento del regolamento — il cosiddetto digital omnibus — che semplifica le procedure per le PMI e proroga alcune scadenze. Benifei ha precisato che la direzione non è deregolamentare, ma rendere il quadro più applicabile senza svuotarlo di senso.

La tesi portata in sala: la regolamentazione europea non è un freno all’innovazione, ma un tentativo di costruire fiducia sistemica — che nel tempo può diventare un vantaggio competitivo differenziale, anche sui mercati internazionali.

Cos’è la TEF – Tech Europe Foundation e perché è rilevante

La TEF (Tech Europe Foundation) è una fondazione no-profit nata dalla collaborazione tra Politecnico di Milano e Università Bocconi — primo e secondo posto in Italia per creazione di impresa da flusso accademico — con il supporto della Camera di Commercio di Milano e di FSI.

L’obiettivo dichiarato: raccogliere 1 miliardo di euro in 10 anni (partendo dal 2024) per colmare il gap tra ricerca scientifica e imprenditorialità tecnologica in Italia e in Europa. A oggi sono stati raccolti circa 120 milioni, con annunci attesi che potrebbero portare la cifra vicino al doppio.

La TEF opera su quattro pilastri: formazione imprenditoriale per PhD e post-doc, cultura d’impresa per gli studenti (con finanziamenti reali per chi vuole sperimentare), accelerazione delle startup deep tech, e accordi internazionali per attrarre founder e capitali a Milano.

Il progetto si insedia fisicamente nel campus MoVe del Politecnico, vicino alle nuove camere bianche di STMicroelectronics — un’idea di ecosistema in cui ricerca, startup, corporate e accademia lavorano nello stesso spazio fisico.

Come le grandi imprese italiane stanno usando l’AI

Tre casi concreti emersi dalla tavola rotonda sulle infrastrutture:

Italgas (distribuzione gas, 188 anni di storia) sta completando la digitalizzazione completa della rete entro il 2027, con monitoraggio e controllo remoto fino al singolo contatore. Usa AI predittiva per la manutenzione e per gestire tecnologie di reverse flow per il biometano.

Gruppo Hera (multiutility, oltre 1,5 miliardi di EBITDA) monitora 90.000 km di rete e 17.000 impianti attraverso 40 milioni di dati al giorno. Usa AI per ottimizzare l’acquisto della materia prima energetica, prevedere comportamenti dei clienti e anticipare perdite sulle reti. Durante la crisi energetica del 2022 non ha subito perdite grazie ai modelli previsionali.

Lutech (IT services, 6.000 persone, 1 miliardo di fatturato) ha evidenziato il tema delle competenze come collo di bottiglia principale: 15 milioni di italiani senza competenze digitali di base rischiano di essere esclusi — non inclusi — dalla transizione AI.

Cosa serve alle PMI per integrare davvero l’AI

Federico Leproux, CEO di TeamSystem, ha sintetizzato la condizione delle piccole e medie imprese italiane di fronte all’AI in modo molto pratico:

L’AI senza dati organizzati è solo ChatGPT. Il valore reale emerge quando un layer di intelligenza artificiale viene montato sui dati proprietari e sulle competenze specifiche di settore dell’azienda — che sono esattamente i due asset in cui le PMI italiane storicamente eccellono.

Il percorso logico indicato: prima digitalizzare il processo, poi governare il dato, poi integrare l’AI come amplificatore. Non il contrario.

Il ruolo dell’AI in sanità secondo Medtronic

Paola Pirotta, AD di Medtronic Italia, ha portato il caso del settore healthcare: 80 milioni di pazienti raggiunti ogni anno, con AI applicata a endoscopia (riduzione del 50% degli adenomi non rilevati), monitoraggio cardiaco remoto (riduzione del 74% dei falsi allarmi di fibrillazione atriale) e supporto decisionale clinico.

La posizione di Medtronic è netta: l’AI in sanità non decide, fornisce strumenti al clinico per decidere meglio. La governance etica — sintetizzata in un AI Compass interno — non è una soft skill ma il cemento che tiene insieme tutto il sistema.

La sintesi: perché l’Europa può recuperare (e cosa rischia se non lo fa)

Il messaggio più diretto della mattina è venuto da Umberto Bertelè, fondatore degli Osservatori: “Fare, fare, fare. Il tempo non c’è.”

L’Europa ha la ricerca. Ha i valori. Ha una tradizione industriale difficilmente replicabile in fretta. Quello che le manca è la velocità di esecuzione e la capacità di lavorare a scala comune anziché in modo frammentato per nazioni.

I segnali positivi ci sono — dalla TEF ai nuovi data center che si aprono in Italia, dai fondi privati triplicati sulle startup AI all’AI Act che può diventare un marchio di qualità globale. Ma i rischi sono altrettanto concreti: dipendenza infrastrutturale, brain drain, PMI che non adottano, gap di competenze digitali di base.

La partita è aperta. Ma si gioca adesso.

 

Hai partecipato a LENS 2026 o lavori sui temi della sovranità digitale e dell’AI in Europa? Scrivimi nei commenti o contattami direttamente.

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